(Fonte: sex-like-a-nympho)
stamattina ho fatto colazione con la salsa tonnata. non nel senso che mi sono svegliata pigra, ho aperto il frigo e l’unica cosa commestibile era la salsa tonnata: l’ho proprio fatta di mia spontanea volontà triturando il tonno e mescolandolo con la maionese in una scodella e sono sicura che non stavo sognando perché i miei rutti non mentono. what’s wrong with me?
che poi non mi vengano a dire che non sono gentile con la coinquilina che puzza demmerda. ah, i sensi colpa. ah, la scrittura da gallina di quando sei di fretta.
TEMA: Una Giornata Porco Dio
SVOLGIMENTO: mi sveglio alle 7, spengo il bip bip e rotolo giù dal letto alle 7e30 porconando come un facocero; nonostante il buio che regna sovrano in camera, arranco fino alla finestra e mi aggrappo con disperazione al cordone della tapparella, alzandola di botto. e luce fu. mentre sto andando verso il bagno, con la coda dell’occhio noto una macchia scura sul parquet e giù di bestemmie perché avevo pulito solo ieri. per fortuna che, invece di abbassarmi per raccogliere quello che credo sia un filo o chissà cosa, aspetto che la vista si stabilizzi - dal buio alla luce in zero due, sono vecchia e ho bisogno di tempo la mattina - e purtroppo metto a fuoco la merdina nera: uno scarafaggio ENORME, con le zampette in alto (sti stronzi fanno finta di essere morti, ho scoperto). comincio a urlare per quelli che saranno interminabili minuti, nei quali (ricordiamoci che sono sempre le 7e30 e la coinquilina che puzza demmerda sta dormendo) fisso la bestia, mi guardo allo specchio con aria disperatissima, comincio a piagnucolare (senza smettere di strillare come una donnetta), mi catapulto in corridoio, alzo tutte le persiane, afferro la scopa, cerco di giocare a hockey con lo scarafaggio, lo spingo qua e là ma lui si arrampica sulla scopa, getto tutto a terra, mi do della cogliona, riprendo in mano la scopa e scaravento quel coso giù dalla veranda in cucina. il tutto, sottolineo per l’ultima volta, gridando e sbattendo sui muri baccante-style. in dieci minuti (e sempre con la sensazione di avere millemila scarafaggi addosso) mi lavo, mi vesto, esco e vado a prendere il treno: ho un esame a venezia, olè. le carrozze sono tutte piene grazie a ben tre scolaresche delle elementari in gita, ma io riesco a farmi largo tra i passeggeri e occupo l’ultimo posto libero. tiro fuori dalla borsa la mia tesina e non faccio in tempo a finire la prima riga che una tizia sulla trentina si piazza di fronte a me in piedi nel corridoio. io odio avere la gente attorno, figurarsi attaccata e per di più in piedi. naturalmente non è finita qui, perché la donzella ha di sicuro la tubercolosi o la tisi e per cinquanta minuti non fa altro che tirar su col naso a ogni respiro e tossire come se dovesse sputarmi un polmone sulla tesina da un momento all’altro. a nulla servono i miei sguardi di fuoco nè quelli della gente seduta vicino (che comunque è sempre meno schifata di me, in questi casi), lei sta lì in piedi e scatarra addosso alla sottoscritta senza nemmeno mettere la mano davanti come schermo. sto per fare come faccio ogni giorno ovvero alzarmi e cercare un altro posto in una carrozza lontanissima dalla fonte di germi e rumore, ma quando giro la testa alle mie spalle mi rendo conto che c’è una ragazzetta hipster biondo platino con dei leggins aztechi al posto dei pantaloni e il classico camel toe (grazie, ora che ho visto la forma della tua bagiana la mia vita ha un senso) che mi sbarra la strada. cerco allora di concentrarmi su sta benedetta tesina, ma proprio mentre sono alla fine della celeberrima prima riga (che poi ho solo scritto il mio nome e il mio cognome, problemi eh) sento il rumore inconfondibile di un cellulare che sta facendo una foto. mi volto per cercare la fonte del click e mi trovo la hipster demmerda col telefono attaccato al mio orecchio. la guardo sconvolta, lei manco si accorge che l’ho sgamata da quanto è concentrata sul suo reportage, la fisso e le dico: “scusa?!” senza riuscire a proferire parole più sensate. lei realizza, alza gli occhi dal cellulare e mi fa: “ops… no… è che… dev’essere partita una foto!” e resta lì col telefono puntato al mio orecchio. ora, metti anche che ho una palla di cerume e tu vuoi condividere questa visione su instagram aggiungendo la didascalia ‘OMG!!1!!1 SO DISGUSTING!!111!11!’ per diventare la nuova chiara ferragni de sta ceppa, ma sei torda o sai togliere il sonoro prima di scattare? credo di averla fulminata per due minuti, ero sconcertata a dir poco e mi sono sentita vecchissima perché ho pensato: “io alla sua età ero più rispettosa, porco dio” e in realtà i santi li ho tirati giù un po’ tutti, sia nella mia mente che a voce alta. la mia domanda è: visto l’inizio della giornata, per quale stracazzo di motivo ho deciso di uscire di casa credendo che la sfiga fosse finita?


